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Caselle di Spunta

Ciascuno di noi ha una propria missione nella vita: non appena capisci quale sia, realizzi veramente che non la stai sprecando.

“Sei proprio sicuro di aver capito qual è la tua missione?”, mi chiedo talvolta. Dubitare non fa mai male a nessuno, penso. L’etimologia a volte svela le verità più profonde: pensare deriva dal latino pensare, derivazione di pendo, ovvero pesare. Chi pensa sta mettendo qualcosa sul piatto della bilancia.

Sono nato a Treviso nel lontano 1973. La prima scelta che ha segnato una svolta alla mia vita, spalancandomi le porte di un mondo nuovo, è stata l’iscrizione al liceo classico della mia città. Questa esperienza per me è stata molto importante: non solo per le amicizie che mi ha permesso di far nascere, ma anche per la passione e l’entusiasmo che load scuola ha saputo trasmettermi.

Dopo il liceo, la curiosità di conoscere le leggi che governano il mondo mi ha spinto a compiere quella che oggi definirei una follia per uno studente con una preparazione umanistica: iscrivermi a Fisica all’Università di Padova.

Tuttavia, dopo un periodo di studio molto intenso, durante la preparazione della mia tesi svolta in collaborazione con l’INFN (Istituto Nazionale di Fisica Nucleare) e il CERN (Centro Europeo per la Ricerca Nucleare) ho maturato la convinzione che stavo cercando le risposte che desideravo ottenere nel posto sbagliato.

Così ho iniziato a lavorare in Dada, che allora era la più grande web company italiana, un luogo che allora mi pareva molto attraente. Eravamo agli albori del web: Google ancora non esisteva, avevi l’impressione di dare un contributo a rivoluzionare il mondo.
L’incontro con Internet è stato una vera folgorazione. In fondo anche Tim Berners-Lee, l’inventore del web, era un fisico del CERN. Per me poteva essere il posto giusto.
In quegli anni ho iniziato a prendere meno sul serio lo studio del pianoforte e la musica, e molto più sul serio la scoperta del mondo e i viaggi. Prima in motocicletta, poi in bicicletta, e infine anche “in verticale”, lungo le vie alpinistiche di arrampicata sulle Dolomiti.

La montagna mi ha insegnato molto. Soprattutto che raramente conosciamo davvero i nostri limiti, perché per paura tendiamo a puntare sempre più in basso rispetto all’altezza che potremmo raggiungere. Solleticare i propri limiti non è per tutti, ma apre orizzonti nuovi e infinitamente più gratificanti.

Da tempo coltivavo l’idea di fondare una mia web agency, ma solo nel 2013 è arrivato il momento giusto: è scoccata, come sa fare, una scintilla.

“Solo l’amore ci salverà” è una delle mie frasi preferite, che compare in un libro di Matt Haig. Il mio salvatore si chiama Silvia, e insieme la vita ci ha regalato Bianca, Giovanni e Lorenzo “il terribile”. Per necessità ho quindi iniziato a studiare per fare il papà; se ci sia riuscito bene, lo diranno loro.

Il mio motto è: “Non è ciò che possiedi, o chi sei, o dove ti trovi, o cosa fai, a renderti felice. A renderti felice è ciò che pensi di tutto questo.”
(Dale Carnegie)

E non è finita qui. Un noto esploratore – il primo ad aver tentato la traversata dell’Oceano Atlantico in solitaria su una canoa – raccontava che, nei momenti di sconforto, quando le onde sembravano troppo alte da affrontare, si ripeteva: “tutto questo è capitato per me”, non “a me”.
È così che, credo, vada affrontata la vita.

mi piace…

L’aria sottile che si respira in montagna, la brezza che ti investe quando corri in bici, ascoltare la musica seduto sul divano di casa, i dolci. Rigorosamente tiramisù o millefoglie.

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